ROMA – Un bambino di 11 anni, Freddie Davis, è morto dopo aver inalato un deodorante spray nella sua camera da letto, in quella che gli investigatori ritengono essere una tragica conseguenza della pericolosa pratica nota come “chroming”. Il fatto è avvenuto a Londra e, secondo l’inchiesta chiusa nel gennaio 2025, è stato l’inalazione di butano, presente come propellente nelle bombolette aerosol, a causarne il decesso.
La madre ha trovato il figlio senza vita nel suo letto, con la bomboletta spray ancora nelle vicinanze, e ha immediatamente allertato i soccorsi: per il ragazzino non c’è stato nulla da fare. Le autorità locali hanno confermato che gli esami tossicologici hanno rilevato la presenza di gas nocivi e che non risultano al momento coinvolgimenti di terze persone.
CHE COS’È IL “CHROMING”
Il chroming, chiamato anche “huffing”, è una pratica che consiste nell’inalare sostanze chimiche tossiche per provare un effetto psicotropo momentaneo, spesso spinto da sfide o video circolanti sui social media come TikTok. Queste sostanze, pur essendo legali e facilmente reperibili in casa, sono estremamente pericolose: possono causare vertigini, danni cerebrali, arresto cardiaco e persino la morte.
Tra i prodotti comunemente usati in questo tipo di abuso figurano deodoranti spray, smalti per unghie, solventi per vernice, aria compressa, benzina e lacca per capelli. Il fatto che si tratti di oggetti di uso quotidiano rende difficile per i genitori riconoscere il rischio, in particolare quando i giovani cercano di emulare ciò che vedono online.
TREND SOCIAL E PERICOLI REALI
Il caso di Freddie non è isolato. Nel Regno Unito e in altri paesi sono stati documentati altri episodi di ragazzi che hanno perso la vita o riportato gravi conseguenze per aver inalato aerosol o gas domestici, spesso legati alla diffusione di sfide su TikTok o altre piattaforme social.
Ad esempio, studi e articoli internazionali ricordano come l’inalazione di deodoranti aerosol o prodotti simili abbia recentemente causato danni cerebrali irreversibili o decessi in altri giovani, spingendo famiglie e medici a lanciare avvisi ai genitori sul pericolo di queste tendenze.
L’ALLARME DEGLI ESPERTI
Gli esperti sottolineano che il chroming non è un fenomeno nuovo, pratiche simili di inalazione di solventi sono documentate da decenni, ma la visibilità amplificata dai social media ne ha facilitato la diffusione tra i ragazzi, spesso ignari dei rischi gravissimi che comporta.
I medici e le autorità sanitarie invitano i genitori a monitorare attentamente i contenuti a cui i figli sono esposti online, a parlare apertamente delle sfide virali e a nascondere o limitare l’accesso a aerosol e prodotti potenzialmente pericolosi in casa.
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