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Confprofessioni, con la PA un rapporto stabile ma non trainante

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L’indagine dell’Osservatorio delle Libere Professioni evidenzia forti differenze tra aree geografiche, settori e genere

La Pubblica Amministrazione resta un riferimento importante per i liberi professionisti italiani, ma non rappresenta la principale fonte di reddito.

È quanto emerge dalla ricerca condotta da Ludovica Zichichi e Camilla Lombardi dell’Osservatorio delle Libere Professioni, realizzata tra luglio e agosto 2025 su un campione di 832 professionisti.

Lo studio mostra che la committenza pubblica costituisce un canale di lavoro stabile, ma con un impatto economico generalmente limitato.

«Il quadro complessivo – sottolinea Marco Natali, presidente nazionale di Confprofessioni – descrive un Paese a due velocità: il Nord più orientato al mercato privato, mentre Centro e Sud restano più legati alla domanda pubblica. È una condizione che riflette la diversa capacità dei territori di attrarre investimenti e la permanenza di modelli economici condizionati dalle politiche pubbliche.

La Pubblica amministrazione rimane comunque un attore strategico per la crescita dei comparti professionali e per la tenuta occupazionale del sistema produttivo italiano».

Dall’indagine emerge che il 27,9% dei professionisti italiani collabora con la PA, ma la quota di fatturato derivante da questi rapporti si ferma in media all’8,6%.

Le professioni tecniche e culturali – come ingegneri, archeologi, architetti e geometri – risultano le più coinvolte: il 65% degli ingegneri e il 63,9% delle figure culturali lavorano con enti pubblici, ma il peso economico resta contenuto (rispettivamente 19,6% e 26,1%).

Molto più bassa, invece, l’incidenza per consulenti del lavoro e professionisti economico-finanziari, con percentuali tra 0,6% e 2,1%, segno di maggiore indipendenza dal settore pubblico.

Il legame con la PA presenta anche una dimensione di genere. Il 32,1% delle professioniste dichiara di lavorare con enti pubblici, contro il 25,6% degli uomini, e la quota di fatturato medio è quasi doppia: 11,8% per le donne e 6,9% per i colleghi maschi.

Nelle professioni culturali, così come tra architetti e avvocati, le donne registrano una quota di fatturato proveniente dalla PA più elevata rispetto agli uomini. La maggiore incidenza femminile nei rapporti con enti pubblici è verosimilmente legata alla stabilità economica offerta da questi incarichi e dalle difficoltà che le donne incontrano nell’accedere al mercato privato.

«Nel Mezzogiorno – evidenzia Natali – la PA svolge un ruolo ben più rilevante, con il 40,7% dei professionisti che hanno clienti pubblici e un’incidenza sul fatturato pari al 15,8%.

Anche nel Centro Italia i valori restano alti, con il 36,9% dei professionisti coinvolti e il 12,3% del fatturato.

Completamente diverso il quadro nel Nord Ovest e nel Nord Est, dove la collaborazione con la PA è più limitata e il peso economico molto inferiore».

Pur non rappresentando il principale motore delle libere professioni, la Pubblica Amministrazione continua a essere un punto di riferimento per molti settori.

«Il ruolo economico della Pubblica amministrazione nel mercato delle libere professioni – spiegano Zichichi e Lombardi – resta limitato ma con differenze significative per categoria, territorio e genere.

In media, solo l’8,6% del fatturato complessivo dei professionisti proviene dal settore pubblico, un dato che conferma l’autonomia del comparto e la sua eterogeneità interna».

Le professioni sanitarie mostrano un quadro differenziato, con punte elevate tra i medici convenzionati con il Servizio sanitario nazionale, il cui reddito dipende quasi interamente da compensi pubblici.

Tra gli ingegneri, il 70% degli uomini e il 43% delle donne fatturano alla PA; nelle professioni culturali e tra architetti e geometri, la tendenza si inverte, con quote femminili più alte. Analogo il caso di avvocate e notaie, che collaborano con la PA nel 41% dei casi, contro il 17% degli uomini.

Anche l’età influisce sulla relazione con il settore pubblico. La collaborazione con la PA è più frequente tra under 44 e over 65, mentre cala nelle fasce centrali. Tra i più giovani, il 38,4% lavora con enti pubblici, contro il 30% dei 45-54enni e il 24% dei più anziani.

Il fatturato segue lo stesso andamento: risulta più alto tra gli under 44, al 12,1%, e più basso tra i professionisti di 55-64 anni, al 6,4%.

Sul piano geografico, le ricercatrici segnalano che il Mezzogiorno è l’area con la maggiore dipendenza economica dalla PA, con ingegneri e professioni sanitarie che raggiungono rispettivamente il 32,5% e il 32,7% del fatturato pubblico.

Nel Centro Italia, invece, spiccano archeologi e professioni culturali, con incidenze oltre il 30%.

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