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domenica, Aprile 14, 2024

Il team di Navalny: “è stato ucciso, tengono il corpo in ostaggio”

CronacaIl team di Navalny: "è stato ucciso, tengono il corpo in ostaggio"

La portavoce Kira Yarmysh in un messaggio sui social media

Roma, 17 feb. (askanews) – La portavoce di Aleksej Navalny, Kira Yarmysh, in un messaggio sui social media afferma che le autorità russe devono “immediatamente” restituire il corpo del dissidente russo, morto nella colonia penale dell’artico dove era detenuto, per cause sconosciute.”A sua madre è stato consegnato un telegramma che comunicava la morte di Aleksej. Continuiamo ad aspettare il certificato di morte ufficiale e la consegna del corpo; chiediamo che il corpo di Aleksej Navalny sia immediatamente restituito alla famiglia”. Su X, Yarmysh ha scritto che “Un altro avvocato di Navalny, che si è presentato al comitato investigativo di Salekhard, è stato informato che ‘la causa della morte di Aleksey Navalny non è stata stabilita, è stato effettuato un nuovo esame istologico’. I risultati dovrebbero essere pubblicati la prossima settimana. È ovvio che mentono e fanno di tutto per non dover consegnare il corpo”, ha aggiunto. La madre dell’oppositore si è messa subito in viaggio verso la colonia penale dove suo figlio era stato imprigionato e alla fine ha trovato la morte.Yarmysh ha spiegato: “Aleksej Navalny è stato ucciso. La morte è avvenuta il 16 febbraio alle 14:17 ora locale, come scritto nella comunicazione ufficiale arrivata a sua madre. L’avvocato e la madre di Aleksej per ottenere questa comunicazione sono volati a Salekhard” ovvero alla città nella regione artica russa dove Navalny era imprigionato.”Sono arrivati alla colonia penale alle 11 ed è stato loro chiesto di aspettare per un’ora. Dopo due ore, un funzionario è uscito e ha dichiarato che il corpo di Aleksej Navalny era a Salekshard e che gli inquirenti della Commissione d’Inchiesta stavano conducendo degli esami”.”(Putin) ieri lo ha ucciso. Tutto il mondo sa che l’ordine è venuto direttamente dal presidente russo, e sanno che Aleksej non aveva paura di lui, non è mai risto in silenzio. Non dobbiamo arrenderci. Questo ci chiede Aleksej.”

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