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L’appello degli oculisti italiani: “La Sanità pubblica si faccia carico delle patologiche croniche degli occhi”

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ROMA – “In un momento di grande difficoltà del sistema sanitario nazionale è molto importante focalizzare l’attenzione sulle patologie croniche, in particolare quelle oculistiche. Perché se è vero che molte patologie possono essere gestite anche dal privato, di quelle croniche deve necessariamente farsi carico il Servizio sanitario pubblico”.

Così Giovanni Battista Sbordone, consigliere dell’Associazione Italiana Medici Oculisti (AIMO) e direttore UOC di Oculistica Usl Umbria 1, intervenendo oggi a Roma agli Stati Generali delle Malattie Oculari, l’evento promosso dai parlamentari aderenti all’Intergruppo Parlamentare sulla ‘Prevenzione e Cura delle Malattie degli Occhi’, insieme ai rappresentanti delle società scientifiche di riferimento, delle associazioni dei pazienti e degli esperti coinvolti nel campo, nato con l’obiettivo di provare a fronteggiare le principali sfide di ordine clinico, sociale, economico e politico-sanitario in ambito oftalmologico e di trovare una strategia comune per portare il tema al vertice dell’agenda politica del nostro Paese.

L’evento si è svolto presso la sede dell’Istituto Luigi Sturzo, a Palazzo Baldassini (via delle Coppelle 35).

In Italia, intanto, circa 5 milioni di pazienti soffrono di malattie ottico-retiniche e, considerato il crescente invecchiamento della popolazione, il numero di persone con patologie oculari è destinato ad aumentare.

In questo contesto, secondo gli esperti, è necessario intervenire su alcuni aspetti, tra cui la riorganizzazione delle risorse economiche e del personale sanitario del SSN, lo sfoltimento delle liste d’attesa, la gestione delle difformità nei trattamenti tra le diverse Regioni (da cui deriva la necessità di riorganizzazione dell’assistenza territoriale e di prossimità), il riconoscimento della condizione cronica di alcune patologie e il potenziamento dell’attività di screening, necessaria alla prevenzione.

Si tratta di patologie che hanno un impatto sociale ed economico devastante- ha proseguito Sbordone- e che riguarda non solo i pazienti, ma anche i caregiver, il sistema di assistenza pubblico ed il sistema pensionistico”.

La prevenzione e l’ottimizzazione delle cure di queste patologie, quindi, devono rappresentare il “primario obiettivo di tutte le azioni mediche ed organizzative, che devono mirare a ridurre al minimo l’impatto delle conseguenze sulle singole persone e su tutto il sistema Paese”.

Per raggiungere questo ambizioso obiettivo, per il consigliere di AIMO, è indispensabile una sinergia tra “tutti gli attori del sistema sanitario, nella quale ciascuno dia il proprio contributo in relazione alle competenze di cui dispone, senza invadere il campo altrui, ma senza preclusioni, perché il fine ultimo deve essere quello della salvaguardia della salute di tutti i nostri pazienti”.

A questa sinergia va quindi affiancato il ricorso alle “più moderne tecnologie, che devono necessariamente entrare a far parte dei percorsi soprattutto di prevenzione, ma anche di diagnosi e cura. La sfida- ha sottolineato ancora Sbordone- è quella di riuscire a formare i nuovi professionisti affinché possano utilizzare al massimo queste tecnologie. Questo permetterà di ridurre i costi e fornire ad una popolazione che invecchia sempre di più la migliore assistenza possibile, così da permettere un miglioramento della qualità della vita”.

Ma qual è la situazione in Italia in merito ai dispositivi diagnostici avanzati in ambito oculistico?

A spiegarlo è stato il dottor Michele Marullo, segretario di AIMO e direttore UOC di Oculistica ASL Pescara Penne Popoli: “Non tutti gli ospedali nel nostro Paese dispongono di attrezzature all’avanguardia come tomografi a coerenza ottica (OCT) o retinografi di alta qualità, che sono cruciali per una diagnosi accurata. Queste apparecchiature mediche, inoltre, necessitano di una regolare manutenzione e di aggiornamenti. Spesso i vincoli di bilancio possono però limitare queste attività- ha sottolineato- portando a strumenti obsoleti o malfunzionamenti. L’assenza di sistemi informatici integrati, ancora, può complicare la gestione dei dati clinici, rendendo difficile il monitoraggio dei pazienti e il follow-up delle terapie. È poi fondamentale la capacità del personale di utilizzare in modo efficace la tecnologia disponibile: la mancanza di una formazione adeguata può portare a diagnosi imprecise o ad un uso inefficiente delle risorse”.

Non solo. Come è noto, spesso i pazienti devono affrontare lunghe liste d’attesa per esami o trattamenti, il che “può essere aggravato dalla mancanza di strumentazione sufficiente e dalla scarsa disponibilità di personale- ha sottolineato ancora l’esperto- Senza contare la disparità di accesso: in alcune aree, in particolare nelle zone rurali o meno abbienti, l’accesso a servizi o tecnologie oculistiche può essere limitato, con conseguenze negative sulla salute visiva della popolazione”.

Infine, non meno importante, la sostenibilità economica: per mantenere aggiornate le attrezzature e garantire la disponibilità di tecnologie innovative “la gestione del budget sanitario è una sfida continua”, ha concluso Marullo.

All’introduzione degli Stati Generali delle Malattie Oculari ha partecipato la presidente di AIMO, Alessandra Balestrazzi, in rappresentanza degli oltre 2mila associati all’Associazione Italiana Medici Oculisti.
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