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L’esercito del Sud Sudan riprende Akobo, città caduta in mano ai ribelli

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ROMA – E’ stata ripresa dall’esercito nazionale Akobo, città del Sud Sudan orientale prossima al confine con l’Etiopia. Da settimane era caduta sotto il controllo dei ribelli, facendo aumentare i timori per il ritorno alla guerra civile nel Paese. Come ha riferito dalla capitale Juba il generale Lul Ruai Koang, portavoce delle Forze di difesa popolare del Sud Sudan (Sspdf), l’esercito nazionale sudsudanese, ora “Akobo è sicura, come le zone circostanti”.
La liberazione della città, ritenuta la roccaforte dei ribelli, è stata avviata lunedì e ha avuto un costo molto pesante per la popolazione. In vista dell’offensiva, lo scorso 6 marzo l’Sspdf ha emesso un ordine di evacuazione per i residenti e gli operatori umanitari, che ha spinto oltre 200mila persone a fuggire nella vicina Etiopia. Già a gennaio in una precedente controffensiva dell’esercito migliaia di persone avevano dovuto spostarsi.
L’ordine di venerdì ha poi riguardato anche i caschi blu della missione Onu in Sud Sudan (Unmiss), che però si sono rifiutati di lasciare la postazione per “restare a difesa dei civili” e ricordando che la loro presenza “va sempre pienamente rispettata”, a prescindere dalle condizioni. Oggi sul proprio profilo X, la missione conferma che la situazione “resta fragile”, mentre i caschi blu proseguono i pattugliamenti.

Il 9 marzo, gli operatori umanitari nazionali avevano espresso forte preoccupazione per l’ordine di evacuazione, avvertendo che oltre la metà della popolazione di Akobo è composta da donne, anziani e bambini, oltre ad altre comunità sfollate per la ripresa degli scontri tra esercito e ribelli.
Il Sud Sudan ha ottenuto l’indipendenza dal Sudan nel 2011, ma due anni dopo è scivolato nella guerra civile a causa degli scontri tra l’Sspdf – fedele al presidente Salva Kiir – e l’Esercito di liberazione popolare del Sudan-all’opposizione, vicino invece al vicepresidente Riek Machar. Tra le due parti è stato raggiunto un cessate il fuoco nel 2018, che ha garantito il ritorno dei leader ai loro rispettivi incarichi di governo. Machar è stato però poi arrestato e dal dicembre 2025 hanno ricominciato a registrarsi violenze e violazioni da parte dei militari all’opposizione, con diverse località cadute sotto il loro controllo, in particolare nello Stato centrale di Jonglei e nell’est, che stanno seriamente mettendo a rischio la tenuta di un’intesa già molto fragile. La Commissione delle Nazioni Unite per i diritti umani nel Sud Sudan ha già fatto appello a tutte le parti a scongiurare un “ritorno alla guerra su vasta scala”.Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte Agenzia DIRE e l’indirizzo https://www.dire.it

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