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Milano, Vannacci invoca rastrellamenti a Rogoredo. Fiano: “E’ uno schifo”

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(Adnkronos) –
“Parlare di rastrellamenti è uno schifo”. Non usa mezzi termini l’esponente del Pd, Emanuele Fiano, nel commentare le parole di Roberto Vannacci, che presentando l’ex generale Carmelo Burgio come candidato sindaco di Milano per Futuro Nazionale aveva affermato che “saprebbe come rastrellare Rogoredo”. Una frase che ha innescato una polemica cresciuta nelle ultime ore e riaffiorata anche a margine delle commemorazioni per l’eccidio nazifascista del 10 agosto 1944 in piazzale Loreto, a Milano, dove sono intervenuti tra gli altri alcuni esponenti del Pd, la vicesindaca Anna Scavuzzo e il presidente dell’Anpi provinciale, Primo Minelli. 

Tra i più critici c’è proprio Emanuele Fiano, che attacca le parole di Vannacci: “C’è chi cerca voti parlando alla pancia delle persone. È la solita ricetta della destra in tutto l’Occidente: alimentare paure e insicurezze”. Secondo l’esponente dem, “Vannacci ha capito che in questo momento premere l’acceleratore sui temi più estremi può consentirgli di recuperare consensi nell’area dell’estrema destra”. Quanto al peso storico del termine utilizzato, Fiano fa notare che la parola ‘rastrellamento’, a Milano, “richiama immediatamente il 10 agosto 1944. Sono parole terribili, pronunciate da chi non appartiene alle radici democratiche e antifasciste della nostra Costituzione. Non l’hanno letta e non la capiscono”. Infine, conclude: “Siamo in democrazia, possono candidare chi vogliono, ma credo che riceveranno una sonora sconfitta”. 

Dello stesso avviso la vicesindaca di Milano, Anna Scavuzzo: “Le parole hanno un peso enorme, e non mi è piaciuto sentire di rastrellamenti – sottolinea – soprattutto alla vigilia di un momento come questo, in cui ribadiamo a tutti quanto sia importante attualizzare quello che è l’impegno democratico e costituzionale che fa sì che anche le parole siano uno strumento per costruire la democrazia ogni giorno. Bisogna stare attenti a non abusare di queste parole”.  

Critiche dure arrivano anche dal presidente dell’Anpi provinciale di Milano, Primo Minelli: “Penso che mio papà, che è stato partigiano, si stia rivoltando nella tomba – sottolinea – Pensavamo di non sentire più parole drammatiche come remigrazione, che vuole dire deportazione o guerra, e purtroppo ci stiamo abituando. Questa è la cosa drammatica, non possiamo accettare l’indifferenza di fronte a questi fenomeni”. Vannacci, conclude Minelli, “è un fascista e come tale il mio giudizio è già in questa parola”. 

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