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Salutequità: “Liste d’attesa e intramoenia, dell’organismo di verifica non c’è traccia”

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(Adnkronos) – “I dati diffusi dal Nas nel 2025 sugli illeciti in materia di liste di attesa e attività libero-professionale intramuraria riportano al centro il tema dei controlli. Il nodo non è solo repressivo, ma strutturale: serve un sistema di verifica continuo, efficace e realmente operativo da parte dello Stato nei confronti delle Regioni e delle aziende sanitarie. Oggi il principale strumento di valutazione delle performance regionali sui livelli essenziali di assistenza, il nuovo Sistema di garanzia dei Lea, prevede un solo indicatore ‘core’ dedicato alle liste di attesa”. A dirlo è Tonino Aceti, presidente di Salutequità, secondo il quale “le liste d’attesa e l’intramoenia restano un problema, ma non si sa ancora nulla sull’organismo di verifica e controllo dell’assistenza sanitaria con poteri sostitutivi delle Regioni”.  

La piattaforma nazionale attivata sul tema, spiega Aceti, “non garantisce ancora un livello di trasparenza sufficiente: i dati pubblicati sono aggregati su base nazionale e non consentono confronti puntuali tra Regioni o tra singole Asl. Per rafforzare i controlli, il Decreto-legge 7 giugno 2024, n. 73 (convertito nella Legge 29 luglio 2024, n. 107) ha istituito presso il ministero della Salute l’organismo di verifica e controllo sull’assistenza sanitaria. All’organismo sono attribuiti compiti rilevanti: verificare l’attuazione delle norme sulle liste di attesa, accedere alle agende di prenotazione per individuare criticità e, in caso di ripetute inadempienze regionali, esercitare poteri sostitutivi”. La legge “ne ha definito struttura, personale e finanziamenti dedicati – sottolinea il presidente di Salutequità – Solo nell’agosto 2025, tuttavia, è stato emanato il Dpcm che disciplina modalità e procedure per l’esercizio dei poteri sostitutivi, con un ritardo di circa 10 mesi rispetto ai termini previsti. Inoltre, tra la segnalazione di un’inadempienza e l’intervento sostitutivo possono trascorrere fino a 4 mesi, un arco temporale difficilmente compatibile con l’urgenza delle prestazioni sanitarie. Resta poi il tema della trasparenza sull’attività svolta: l’organismo dovrebbe redigere entro il 10 gennaio di ogni anno una relazione sulle azioni intraprese in sostituzione delle amministrazioni inadempienti, ma non risultano documenti pubblicati”.  

Sul piano formale, dunque, “l’impianto normativo è completo: l’organismo è stato istituito, finanziato e dotato di poteri. Sul piano sostanziale, però – rileva Aceti – mancano informazioni chiare sulla sua effettiva operatività, sull’organigramma e sulle attività concretamente svolte. La domanda rimane aperta: l’organismo di verifica è davvero attivo e in grado di incidere sulle liste di attesa? La sua piena funzionalità – conclude – appare decisiva per trasformare i dati raccolti a livello nazionale in interventi concreti e strutturali, andando oltre il pur rilevante lavoro di accertamento svolto dal Nas”. 

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