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Sanità, Venesia (Fimmg): “Il farmaco può fare molto nella gestione delle liste d’attesa”

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(Adnkronos) – “Il farmaco può fare tantissimo sulla questione delle liste d’attesa. Noi medici di medicina generale siamo assolutamente favorevoli nel togliere tutto quello che può essere di intralcio all’accesso al farmaco – procedure di tipo burocratico, amministrativo – che sottraggono chiaramente tempo e risorse all’assistenza dei pazienti. Per esempio, riteniamo che sia necessario passare dal piano terapeutico al piano di cura che abbia una forte impronta di tipo clinico, con la possibilità, nel tempo, di visionare i dati clinici anche con automatismi: oggi le tecnologie ce lo permettono”. Così Roberto Venesia, responsabile area farmaco Fimmg (Federazione italiana medici di medicina generale), nel suo intervento, oggi a Roma, al convegno ‘Adnkronos Q&A – Salute, prevenzione e risorse: le sfide’ 

“La salute costa, ma la malattia costa molto di più. E’ quindi necessario prevenirla e il farmaco può fare tantissimo nella prevenzione secondaria – osserva il medico – Se ci sono 6 fattori di rischio che determinano il 60% della spesa complessiva di un sistema sanitario, forse dobbiamo agire in termini preventivi. Se 15 patologie determinano l’80% della spesa sanitaria, forse il focus va messo lì. Abbiamo però bisogno anche di una maggiore integrazione tra i professionisti – medici di famiglia, pediatri di libera scelta e farmacisti – che lavorano sul territorio. Le Case della comunità devono essere riferimenti delle aggregazioni funzionali dei medici, cioè dei team”, evidenzia. “Devono essere la sede principale dove avviene l’incontro multiprofessionale con i livelli specialistici, il luogo dove io mando il mio paziente, saltando il Cup, perché stiamo lavorando su una presa in carico della complessità”. 

In questo contesto, Venesia indica alcune “mosse da fare. La prima riguarda la valutazione dei contesti: l’invecchiamento della popolazione comporta appunto comorbilità, la complessità. Si tratta poi di rafforzare quelle parti del Servizio sanitario nazionale che sono deboli, come la frammentazione dell’assistenza, ma anche le linee guida inadeguate. Se devo trattare un paziente complesso che ha una malattia principale e ne ha altre due – chiarisce il medico – ho linee guida che mi dicono quando prescrivere un farmaco e molto poco sulla deprescrizione, ad esempio. E c’è comunque una complessità che devo gestire. C’è poi la necessità di erogare un’assistenza centrata sulla persona e il processo decisionale condiviso: il medico di medicina generale che è il curante, lo specialista e il paziente. Oggi – conclude Venesia – il fallimento delle terapie non sta nel non avere i farmaci buoni, ma nel non assumerli. C’è tutto un problema di aderenza e di persistenza” da affrontare. 

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