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“Ukiyoe. Il Mondo Fluttuante”, a Roma 150 capolavori di arte giapponese

Cultura"Ukiyoe. Il Mondo Fluttuante", a Roma 150 capolavori di arte giapponese

A Palazzo Braschi fino al 25 giugno, 30 maestri tra ‘600 e ‘800

Roma, 19 feb. (askanews) – Rotoli, paraventi, dipinti a pennello su carta o seta, stampe in policromia con matrice in legno su carta. Capolavori di arte giapponese esposti a Roma a Palazzo Braschi (dal 20 febbraio) fino al 23 giugno. È un viaggio nella società giapponese del tempo e in uno dei suoi filoni artistici più conosciuti e apprezzati al mondo, la mostra “Ukiyoe. Il Mondo Fluttuante. Visioni dal Giappone”(promossa da Roma Capitale, assessorato alla Cultura, Sovrintendenza capitolina ai Beni Culturali, coprodotta e organizzata con MondoMostre e Zètema Progetto Cultura).La curatrice Rossella Menegazzo: “La mostra espone una trentina di artisti a partire dalla metà del ‘600 fino alla fine dell’800, sono 150 opere che coprono un po’ tutti i supporti e i formati di questa produzione artistica del mondo fluttuante”.In mostra ci sono i più grandi maestri di quest’arte, dalle prime scuole seicentesche, ai più noti Kitagawa Utamaro, Katsushika Hokusai, con la celebre “Grande Onda di Kanagawa”, Toshusai Sharaku con le sue rare e preziose sirografie policrome con fondo in mica, ritratti di attori; e ancora Keisai Eisen e la grande scuola Utagawa con Toyokuni, Toyoharu, Hiroshige, Kuniyoshi e Kunisada. “Sono sette sezioni che accompagnano attraverso le tematiche chiave di queso filone, l’ukiyoe è una forma d’arte nata in seno all’urbanizzazione, quindi alla nascita delle grandi città nella metà del ‘600, in particolare alla nascita di Tokyo che allora era chiamata Edo, la capitale shogunale scelta dalla famiglia Tokugawa; le sezioni parlano di una diffusione della cultura, del sapere, dell’educazione, anche tra la popolazione femminile. Infatti la prima sezione parla di arti, musica, calligrafia, pittura, gioco da tavolo, le arti che facevano parte della persona colta secondo i canoni classici cinesi importati poi in Giappone”.Dalla rappresentazione della bellezza femminile, alla danza, alla musica, passando per la narrazione dei quartieri di piacere fuori città, le case da tè, fino al quartiere dei teatri kabuki, dentro e fuori, con gli attori per strada. Si chiude con due sezioni dedicate alle visioni della città: la vita dentro la capitale Edo, e il percorso lungo le province, fino alla capitale imperiale di Kyoto, con immagini di paesaggi celebri tra cui la Grande Onda di Kanagawa parte delle Trentasei vedute del Monte Fuji.Le opere esposte per la prima volta vengono da due grandi collezioni italiane, dal Museo Edoardo Chiossone di Genova e dalla collezione di Vincenzo Ragusa che appartiene al Museo delle Civiltà di Roma.

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